Spesso il diavolo compare con le sue legioni quando i limiti del sapere non consentono una maggiore comprensione dei casi. Scienza e teologia nel campo psicopatologico delle possessioni devono necessariamente collaborare, non sempre si tratta di malattia mentale e non sempre si tratta di possessioni demoniache. Certo è che vi sono limiti al sapere scientifico, limiti che diventano oggettivi ogniqualvolta dai farmaci alle terapie invasive, dal supporto psicologico a quello spirituale, il paziente potenzialmente posseduto non migliora, anzi, procede negli stadi di deterioramento spirituale e corporale e richiede la presenza di un esorcista.
Nei primi decenni del Novecento, la distinzione tradizionale tra i pazienti psichiatrici, vedeva da una parte un gruppo costituito da nevrotici, e dall’altra un gruppo costituito da psicotici. Tuttavia in moltissimi casi comparivano dei fenomeni clinici con risposte strane, bizarre, inattese, a volte paradossali, che all’osservazione clinica destavano non poche domande. Fu solo nel 1938 che venne coniata da parte di Adolph Stern l’espressione “borderline” per indicare un ampio e nuovo gruppo di pazienti che non rientravano né tra i nevrotici, né tra gli psicotici, ma soprattutto si iniziò a comprendere che questo gruppo di pazienti non rispondeva al trattamento col metodo psicoterapico.

Un tratto di personalità è una modalità costante di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti del mondo e di sé stessi. Grazie alla teoria dell’attaccamento di John Bowlby e alla situazione sperimentale ideata da una sua collaboratrice, Mary Ainsworth, siamo in grado oggi di ipotizzare la presenza di uno stile di attaccamento insicuro evitante in quelle personalità che rientrano nel cluster A del manuale nosografico dei disturbi mentali, DSM.
Quando un bambino inizia a gattonare prima e a camminare dopo, comincia ad esplorare l’ambiente circostante: guarda, tocca, annusa, tira, lancia, corre, scappa, a prescindere dai pericoli che, si suppone, siano stati ridotti ai minimi termini dai genitori - almeno nei luoghi in cui vive il piccolo bimbo - questi continua ad esplorare il mondo fuori di sé consapevole che al momento del bisogno può contare sulla madre, o, più in generale sul caregiver, in quanto “base sicura” dove ritornare nel caso di imprevisti. Quando invece il bambino sperimenta gravi e frequenti difficoltà di accesso alla figura materna, imparerà presto a farne a meno anche nei momenti di bisogno e di vicinanza emotiva più che fisica. Questi bambini si concentrano quindi sulle figure inanimate, sul mondo esterno, sugli oggetti piuttosto che sulle persone significative. Se nel caso di una bambino con attaccamento sicuro, il mondo viene esplorato in modo attivo, qui, al contrario, il bambino tende a formare una schermatura attorno a sé, uno scudo, una barriera che lo immunizza e lo protegge nei momenti opportuni, quando cioè, la presenza della mamma lo avrebbe dovuto rassicurare. Tali bambini struttureranno dei Modelli Operativi Interni (MOI), ovverosia una sorta di mappa via via disegnata dal bambino per imparare a muoversi nel mondo relazionale, che lo spingeranno in età adulta a rifiutare le relazioni, a staccarsene, a mostrare indifferenza. Saranno portati a pensare che gli altri sono un pericolo più dell’ambiente e degli oggetti che lo popolano, le persone saranno ostili ai suoi occhi, minacciose. Si struttura così una Personalità disturbata che, come già anticipato, rientra nel Cluster A della classificazione del DSM, in cui rientrano i Disturbi: Paranoide, Schizoide e Schizotipico.
Una delle tavole del Test proiettivo di Rorschach
Una personalità schizotipica può essere considerate una variante o una forma attenuata della schizofrenia, viene infatti collocata lungo un continuum chiamato schizotipia. L’individuo è particolarmente strano, eccentrico, bizzarro e queste caratteristiche sono visibili anche ad un osservatore superficiale. Per queste persone, la realtà oggettiva è molto relativa, le loro esperienze percettive sono insolite, lo si capisce anche dal linguaggio utilizzato e dalla difficoltà dell’interlocutore di comprendere pienamente il discorso tenuto. Tendono a ritirarsi in un loro mondo interiore, un mondo fantastico, che può tranquillamente essere popolato da gnomi, fate, mostri, demoni, esseri invisibili ma presenti e reali. I sentimenti appaiono ridotti, a volte coartati con chiara e netta difficoltà nelle relazioni interpersonali.
Una loro caratteristica sono le idee di riferimento, da escludersi però i deliri di riferimento. Tali idee sono false credenze riguardanti eventi casuali del mondo esterno riferiti direttamente a loro. Le loro credenze sono pertanto strane ed è spesso presente il pensiero magico che ne influenza il comportamento. Per loro la superstizione, la chiaroveggenza, la telepatia, il sesto senso, sono fantasie accettabili e reali anche una volta raggiunta l’età avanzata.
