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La Pasqua: La fine gloriosa dell'Opera alchemica

2026-04-05 10:44

Dr. Giuseppe Fulginiti

Esoterismo, Simbologia ermetica,

La Pasqua: La fine gloriosa dell'Opera alchemica

La Grande Opera è per soli Iniziati, e allora Marco, Giovanni, lo stesso Giuda, Paolo e molti altri, sopraelevano le coscienze di chi è pronto ad andare oltre.

 

 

 

Mortificazione, lacerazione, sangue, lacrime, dolore, il sale della vita che cristallizza e rafferma Zolfo e Mercurio.

 

 

 

Per il materialista non esiste un problema relativo al dopo-morte, egli crede che tutto inizi con la nascita del corpo fisico e finisce con la morte di questo. Per i veri Iniziati, la morte è un’illusione; ogni Camera di perfezionamento ha a che fare con delle realtà ultrasensibili, con quell’energia primordiale che precede e segue l’illusoria apparizione del corpo fisico sul piano terreno. Quando la morte concreta sopraggiunge, l’entità animico-spirituale dell’individuo può finalmente staccarsi dal corpo fisico per passare nell’aldilà. Affinché ciò avvenga, la prima fase della Grande Opera consiste in un lavoro terreno, materiale, che riguarda le forze fisiche, le passioni, le pulsioni più energiche, diverse in ognuno di noi. I Vangeli canonici, sono tutti riferiti al primo Grado, al livello più basilare e collettivo, accessibile a tutti. Si narra infatti delle vicende terrene, della biografia, dell’abc della sofferenza della carne. Mortificazione, lacerazione, sangue, lacrime, dolore, il sale della vita che cristallizza e rafferma Zolfo e Mercurio.

Ma la Grande Opera è per soli Iniziati, e allora Marco, Giovanni, lo stesso Giuda, Paolo e molti altri, sopraelevano le coscienze di chi è pronto ad andare oltre. L’elemento Aria, che raffigura concettualmente l’elevazione dello spirito dalle realtà fisiche e lo sviluppo dell’individuo, induce ad un lavoro più tecnico, di precisione, tipico di chi ha delle conoscenze per purificarsi ulteriormente. Tuttavia, così come limitante era l’istruzione di base, limitante sarà la Camera successiva per il Maestro. Se inizialmente anima e spirito si staccavano ambedue dal corpo per purificarsi, ora è lo spirito che si separa dall’anima. L’Iniziazione al Grado di Maestro è, appunto, la rappresentazione simbolica dello staccarsi dello spirito dall’anima. Il processo è stato ampiamente trattato da Dante Alighieri, che ben descrive la discesa agli Inferi dell’Uomo terreno, per poi ascendere al purgatorio privato del corpo fisico ed infine, completamente purificato, sopraggiungere alla Luce del Paradiso come entità spirituale. Ora, se per analogia l’Iniziato muore passando di volta in volta dall’una all’altra Camera e di volta in volta torna a Lavorare nei Gradi inferiori, possiamo dedurre che il soffio vitale è onnipresente e che pertanto la morte è un’illusione.

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Ciò detto, dobbiamo chiarire che anima e spirito non sono sinonimi, anche se in molti casi vengono usati come tali. Lo spirito è quell’elemento ultrasensibile che è diretta emanazione del divino, di quell’Essere onnipotente che è al di sopra di tutto e tutti, che preesiste al creato ed esiste di per sé da sempre e per sempre. Questa particella spirituale è la parte della divinità che vive in noi e ci fa sentire parte del tutto, è un frammento di pura Luce e, al pari del Padre creatore, consente al Figlio di “creare” sé stesso. Per dare “corpo” a quest’infinita energia spirituale, siamo dotati dell’anima che ingloba in sé la particella di Dio. L’anima ha la funzione principale di connettere lo spirito al corpo fisico. Per mezzo dell’anima possiamo inoltre accedere al raziocinio, al mondo immaginale, alla conoscenza esoterica, all’attività riflessiva e speculare della coscienza. L’anima è la Psiche, così come Psiche incarnava l’anima nelle narrazioni antiche di Apuleio.

Attraverso il cammino iniziatico l’uomo si spiritualizza e questo processo, graduale, è necessario perché tutela l’individuo evitando bruschi contraccolpi, strappi inutili e una luce accecante.

Tutto è connesso, finanche il sonno e la veglia, pertanto via via che il materialista che è in noi si addormenta, lo spirito si desta. Iniziarsi significa morire continuamente, una morte impercettibile che abbandona la materia acquistando al contempo sempre maggiore luminosità. Il processo culmina quando lo spirito dell’uomo diventa spirito universale.

La Luce è da sempre immaginata come il principio di tutto ciò che esiste, il Fiat Lux annuncia infatti l’inizio di tutto il creato. Appartiene alla costellazione simbolica sole-luce-vita l’immagine dell’astro diurno come agente di resurrezione e di immortalità. Ma il sole non è il principio, dal sole non sgorga la vita, il sole è il nucleo attorno a cui gravita la vita universale, ma esso stesso è animato dallo spirito di Dio e proviene anch’esso dall’Unità di tutto le cose.

Allo stesso modo, l’anima non vivifica il corpo, essa si nutre delle esperienze dell’individuo, attraverso le immagini e l’immaginazione; la coscienza sgorga dall’inconscio che la precede così come un bimbo nasce dalla madre che è prima di lui. Parallelamente, il sole è immaginato come il figlio, nella letteratura alchemica infatti viene tipicamente definito filius.

Tuttavia la mitologia solare, oltre che prodigiosa ed eroica è anche drammatica, e a tratti anche cruenta. Sì, perché si parla sempre e comunque di morte, di uccisione, di sacrifici. Basta pensare alla mitologia cristiana, alla celebrazione della Via Crucis e alla morte violenta che subisce il Cristo-Sol Novus.

In tutti i miti solari, di tutte le culture, la luce raffigurata dal sole sviluppa il tema simbolico di quell’assetto psichico che necessita di essere sacrificato, reciso, abbandonato. Dapprima il corpo e dopo gli influssi animici.

Stiamo dicendo che il sacrificio riguarda tutte quelle cose che nella prima parte della vita costituiscono obiettivi prioritari. Restringere la coscienza egoica è esperienza faticosa e dolorosa, ma non comporta in sé nessuna glorificazione né alcun trionfo.