Probabilmente i sogni vivono una loro esistenza autonoma, non cercano traduzioni diverse da quelle immagini che manifestano, non hanno bisogno di libere associazioni per trovarne il senso, non sono condensazioni o travestimenti che celano repressioni alle spalle del Super-Io. I sogni ci trasportano in un mondo esoterico in cui ogni esistenza ha una nuova e diversa connotazione, e tutto ciò che accade ha lo scopo di soddisfare ogni immagine senza necessariamente riportarla al diurno.
Vediamo insieme un sogno narrato da una sognatrice.
“Mi trovavo sulle rive di un grande lago circondato da diverse specie animali. Alle mie spalle c'era una grande casa dove si trovava il mio fidanzato. La mia mano stava dentro la bocca di un cinghiale e nel tentativo di tirarla fuori mi ritrovo due dita in meno”.
Potremmo iniziare con l'analizzare il sogno da diversi punti di vista. Sicuramente il punto di vista dell'Io considera la sognatrice come privata di due dita, se, al contrario, volessimo prendere le distanze dall'Io e attenerci alle sole immagini oniriche inscenandone le dinamiche psichiche in terza persona, nel farlo riusciremmo non solo a onorarle, ma anche a considerarle per quelle che in realtà sono: immagini. Pertanto il nostro immaginario si trasforma e diventa quello di un cinghiale che si appropria di due dita.
“Generalmente le immagini di animali sono interpretate come rappresentazioni della parte animale, cioè istintuale, bestiale, sessuale della natura umana; io considero gli animali dei sogni come Dei, come potenze divine, intelligenti e autoctone, cui è dovuto rispetto”.
(James Hillman, Il sogno e il mondo Infero, Adelphi, 2003)

Il sogno evoca, in chiave Archetipica, chiaramente la Dea Artemide, una divinità vergine, autonoma, che tende a realizzarsi al di là degli stereotipi socio-culturali. Quando questo Archetipo è inflazionato, nelle relazioni di coppia e nella sfera sessuale, la donna prova piacere e desiderio, fintantoché l'uomo continua a sfuggirgli, va quindi inseguito, come se la dea si trovasse in una delle sue battute di caccia, prossima a raggiungere la preda e animata da questa dinamica sfuggevole.
La sognatrice nell'analizzare il sogno dirà, in merito alla presenza del fidanzato sulla scena onirica, che è giunto per lei il momento di tornare a convivere col ragazzo che si trovava a vivere in altra città. Compare qui la componente chiave dell'intangibilità del partner, la sua assenza, la sua indisponibilità fisica e in parte emotiva, e al contempo il fascino dell'indipendenza tipica dell'Archetipo di Artemide.
Una diversa lettura, più freudiana, riprende le fasi di sviluppo psicosessuale e rimanda allo stadio orale dell'organizzazione psicosessuale. Il succhiare è un riflesso innato che si collega generalmente alla funzione di nutrimento. Stando al padre della psicoanalisi, la pulsione sessuale inizialmente è parziale e indifferenziata per cui tende ad appoggiarsi su altri bisogni, in questo caso sul bisogno di cibo. Potremmo pertanto leggere il sogno come il desiderio inconscio di praticare del sesso orale, di soddisfare una pulsione regredita a questo livello, oppure analizzarne i tratti dipendenti deflazionati vista la presenza di Artemide nel sogno. Tuttavia nel sogno un cinghiale mordendo la mano della sognatrice si appropria di due dita, dallo stadio orale si sale quindi a quello sadico-orale secondo le teorie di Abraham, entrando così nella sottofase ambivalente che ha per scopo, più che il succhiare, il mordere l'oggetto.
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