“La congiunzione del Sole e della Luna alchemici, coincide con la morte selvaggia del Drago alato”.
Nessun profeta è accolto nella sua Patria e nessun
medico cura i suoi conoscenti.
(Vangelo di Tommaso)

Nel 1886 il farmacologo tedesco Ludwig Lewin pubblica per la prima volta uno studio sistematico di un cactus che successivamente prenderà il suo nome: Anthlonium Lewinii. Questa pianta era già ben nota alle popolazioni sudoccidentali d'America e a quelle indigene del Messico in particolare. Pare che venerassero la piante come fosse una deità ed il perché di questa importanza venne fuori quando eminenti psicologi dal calibro di Jaensch, Ellis, Mitchell, cominciarono i loro esperimenti con la mescalina, il principio attivo del peyote.
“La maggioranza dei consumatori di mescalina sperimentano solo la parte celestiale della schizofrenia. La droga porta inferno e purgatorio solo a coloro che soffrano di depressioni periodiche o di ansietà cronica. Chi la assume ed è persona sana, sa in anticipo che le sue conseguenze, i suoi effetti svaniranno dopo otto o dieci ore, senza lasciare residui e di conseguenza senza ansia di rinnovare la dose. Fortificato da questa conoscenza, egli si accinge all'esperimento senza timore, in altri termini senza alcuna predisposizione a trasformare un'esperienza strana e fuori dall'umano, in qualcosa di spaventoso, qualcosa di effettivamente diabolico”.
Così scriveva Aldous Huxley ne: Le porte della percezione. L'ultimo atto della protochimica alchemica è esperienza paranormale, extrasensoriale, un'incarnazione dell'ego in un corpo astrale fatto di sola luce. L'evento coincide coi misteri dell'universo, la congiunzione col vuoto cosmico. Quanto più appare complesso, tanto più semplice è vedere il sipario calare. Tutto è in Uno e Uno è in Tutto. L'essere e il luogo in cui si è, contenuto e contenitore, l'Ego e il Sé. Un'energia talmente libera e immanente da non richiedere nessuna interazione se non scambio perenne di energia. L'inesistenza stessa che si oppone al divenire illusorio, nessuna immortalità dunque, solo compresenza delle due affermazioni in un equilibrio talmente perfetto da annullarsi a vicenda. Il sé, come il Dio gnostico, si nasconde per proteggersi, affinché l'Io possa illudersi di possedere anima, corpo e vita, mentre l'Unità è pienezza e vuoto eterno.
Nella loro primitiva ricerca scientifica, nella credenza probabilmente concreta di poter trasmutare i metalli vili in oro e argento, gli Alchimisti nel continuo ripetere le operazioni in laboratorio, rimasero vittima dei fumi delle storte e, intossicandosi, iniziarono a sperimentare viaggi allucinogeni e psichedelici, alla scoperta di quello che diverrà l'Inconscio collettivo.
