Ci trovi a Catanzaro in Via dei Tulipani 71 - Info e prenotazioni: giuful@live.it +39 3518002780 - Partita IVA 04010260794

La rabbia

2026-01-27 18:45

Dr. Giuseppe Fulginiti

Psicopatologia, Mitologia, Simbologia ermetica, ira, archetipi, ares, marte, rabbia, emozioni,

La rabbia

Potremmo pensare che una mente cauta non esprime la rabbia in modo impulsivo e sotto l’influsso marziano dell’archetipo di Ares. Al contrario, una persona...

Se i demoni temono veramente qualcosa dell’essere umano, questa è la mitezza.   Un uomo che domina la sua ira, domina i demoni tutti.

 

 

“In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

(Matteo 11, 25.30)

powerful_greek_god_of_war.jpeg

In De ira, Seneca nel I sec. d.c. descriveva e considerava la rabbia la passione che è fra tutte la più turpe. Una sorta di follia di breve durata, tempo entro il quale più che umani siamo più simili agli animali.

Ciononostante siamo portati oggi ad accettare l’idea che la rabbia vada espressa e lasciata sfogare, già Sigmund Freud aveva sostenuto nei suoi scritti che le emozioni represse potessero causare somatizzazioni, dal mal di testa ai disturbi intestinali. Oggi gli psicologi sono interessati non tanto a far scaricare in modo catartico la rabbia - anche se modelli teorici e approcci psicoterapici in particolare di matrice gestaltica, abbracciano e promuovono tali metodi - quanto di capire da dove provenga la rabbia e come mai ne abbiamo bisogno per affrontare le difficoltà e gli ostacoli che la vita ci mette davanti. La rabbia segue il dolore o lo evita lasciando fluire una scarica energetica di protesta alla nostra vulnerabilità. L’essere trattati ingiustamente è una delle prime cause che scatenano la rabbia, ma come già detto in precedenza, alle volte questi pensieri sovrastano il reale senso degli eventi o irrompono in modo irragionevole e inaspettato. Qualunque cosa generi la rabbia, essa si presenta quale maschera per nascondere sentimenti dolorosi non accettabili. La vera forza sta allora nell’essere in grado di placarla, non lasciarla andare e stare ad ascoltare quella vocina che da dentro suggerisce ciò che non va nella nostra anima. Il punto non è dunque se consentire o meno lo sfogarsi della rabbia, se farlo in terapia, se contro i diretti interessati o contro un sacco da pugile. Il punto è scoprire quali emozioni la rabbia stia in realtà tenendo a bada.

Potremmo pensare che una mente cauta non esprime la rabbia in modo impulsivo e sotto l’influsso marziano dell’archetipo di Ares. Al contrario, una persona più “ragionevole” e dai modi sopraffini potrebbe covare in sé il risentimento, sapere aspettare, agire al momento giusto e finalmente avere vendetta per quella volta che gli è stato impedito di parlare, per quella volta che si è sentita umiliata, frustrata, ferita o provocata. In realtà opposti alla rabbia ed al risentimento, vi è solo il perdono e la dimenticanza. Ancora una volta non bisogna uscire da noi stessi per trovare la libertà di cui sentiamo essere stati privati. Ancora una volta la prova che la vita ci richiede riguarda la trasformazione dei sentimenti e degli atteggiamenti di fronte all’offesa. Ecco che l’alchimista opera sul proprio Atanor interiore le sue conoscenze.

Perdonare significa diminuire l’energia immaginale che proietta in noi l’idea di vendetta; diminuire il desiderio di evitamento della persona che ha commesso il torto, e aumentare notevolmente la motivazione ad agire in modo tale che ne possa beneficiare la relazione tra noi e chi ci ha fatto del male.

 

Dobbiamo badare con attenzione ai nostri pensieri, siano essi generati dalla nostra volontà o siano essi generati e vissuti come intrusivi. Se ammettiamo e trascuriamo le possessioni e le astuzie del maligno, considerando dunque l’inconscio quale luogo da cui originano le forze intrusive e aggressive, allora potremmo benissimo affermare che l’Inconscio tende all’equilibrio con o senza l’accettazione di un’etica e/o di una morale corrente. L’inconscio mira ad aliminare ciò che ci disturba, ciò che ci fa paura. Il problema delle catene del corpo biologico è che siamo soggetti anche (o soprattutto) al suo piacere e al suo benessere. L’anima, la res cogitans, è una realtà diversa.